venerdì 27 febbraio 2015

Vagamondo

Le nostre abitudini quotidiane ci danno certezze. Le certezze finiscono col renderci prigionieri delle stesse. Non si osa piu' a trovare nuove situazioni perche' si sta cosi' comodi e sicuri coccolati da una vita che conosciamo a memoria dal mattino alla notte. Sempre nello stesso ufficio, con gli stessi amici, con lo stesso mezzo, per la stessa strada o piazza e nello stesso bar. La verita' e' che la routine se la si osserva in superficie ci da' garanzie e conforto, ma se si va oltre queste apparenze si scoprira´ che la monotonia uccide la nostra anima lentamente facendola appassire senza particolari emozioni assolutamente vitali. Siate curiosi a conoscere gli stranieri, ad ascoltare chi la pensa in maniera diversa dalla vostra, aperti a nuovi luoghi o esperienze, ma soprattutto ad andare oltre ai vostri pregiudizi o alle vostre abitudini. Forse voi pensate di non avere bisogno di tutto cio' , ma la vostra anima si.
Carlo Taglia – VAGAMONDO

My Red Zone Flyers Collection: settembre 2000

Serie di flyers Olympics in occasione delle Olimpiadi di Sydney che si svolsero dal 15 settembre al 1 ottobre 2000

Sabato 23 settembre 2000: ospiti Francois Kevorkian e il dj canadese Mr. Nivoc

Sabato 30 settembre


I Love Techno Gand 10 novembre 2007: il mio reportage

il 10 novembre 2007 è stata x me la quarta i love techno,e confermo la mia idea che sia uno dei festival europei meglio organizzati (forse il migliore da questo punto di vista) e spettacolari (luci,gente).

Tanto pubblico a questa edizione,l'evento è andato sold-out pochi giorni prima e dispiace che tanti, anche italiani, abbiano dovuto sborsare grosse cifre per poter entrare (anche 200€,da quel che ho saputo, i bagarini esistono anche in Belgio, a quanto pare), insomma alle 18 alla stazione di gand e davanti al flanders expo era tutta una caccia al biglietto.
Nonostante la folla, in circa 10 minuti si passa controllo biglietto, guardaroba e perquisizione, tutto con incanalamenti e file molto precise e civili, grosso punto a favore secondo me: giusta anche la decisione di chiudere le sale all'accesso di ulteriori persone quando non ci si sta più, infatti se è impossibile ballare la festa non te la godi e non ci torni più ,certo che la prima volta rimani un pò spiazzato, ma poi, sapendolo, vai nella sala dove suona il grosso nome che vuoi sentire, 15 minuti prima che inizi e stai sicuro che te lo senti.
Altri punti a favore dell'organizzazione, acqua gratis, pulizia dei bagni, in cui si pagava giustamente l'entrata 50 centesimi, con 10€ si compravano 9 buoni per mangiare e bere, e quindi, più di tante file alle casse, piazzate fuori dalle sale, non si fanno.
A fine serata i maxi-schermi all'ingresso delle sale che informano sugli orari dei treni per tutte le destinazioni, e una fila ben controllata da personale della sicurezza per salire sui tram che portano alla stazione.
Musica:la line up delle 6 sale accontentava un pò tutti gli appassionati di musica elettronica: techno, hardtechno, electro, un pò di tutto, comunque è meglio avere un'ampia scelta; per quel che mi riguarda due sale, la blue e la orange le ho evitate, nella green ci sono stato mezz'ora, yellow e red room in particolare, mi hanno visto in pista dall'inizio alla fine, l'impianto migliore in red room, quello della yellow purtroppo lasciava un pò a desiderare.


Dj: l'onore di aprire le danze spetta a 2000 & one, nella yellow room, ero curioso di sentire l'olandese, di cui apprezzo molto le produzioni, in dj set, e mi ha soddisfatto, musica divertente, mai banale, un warm up ottimo che ha gasato tutti, qualche sua produzione qua e là come il suo remix di laidback luke-housetrap, e le sue pak pak e tropical melons per l'apoteosi finale.
entrata Red Room
Poi nella stessa sala tocca a Trentemoller, che si esibisce con la band, ma stenta a carburare, non fa ballare molto e la voglia di techno è tanta che abbandono questa sala per la red room.
Qui è il momento di Len Faki, uno dei nomi di punta del Berghain di Berlino e fondatore dell'etichetta Podium: set molto carico, che passa fra vari generi, minimal, techno (Rune e Sydenham-Elephant) ed anche house (harry romero-i go back, Wink rmx). a tratti si improvvisa anche showman alla Sven Vath, saltando sul palco.
Quindi un saltino in green room, la sala hardtechno, per sentire Felix Krocher, anche lui agitatissimo in consolle, che ha messo il rmx schranz di samim-heater, tra l'altro, ed un'altra visita in yellow room per Bodzin che metteva il suo pezzo che più mi piace, Kerosene, quindi sono stato fortunato.
dj Redshape
Ma è ora di ritornare in red room x non schiodarmi più. Prima c'è il live di Redshape che suona con una maschera rossa, su ritmi electro molto raffinati, quindi comincia la parte migliore del festival, in rapida successione, 2 ore a testa, Adam Beyer e Dave Clarke.
Devastanti set per entrambi: Adam Beyer ha tenuto per tutto il set bpm molto alti, mai una pausa, una techno con qualche influenza minimale, in chiusura teneva il loop di Spastik e ci suonava sopra altri pezzi.
Dopo di lui sale in cattedra, accolto da un’ovazione da brividi, quello che è ormai un resident di quest’evento, ovvero Dave Clarke, la pista strabocca di gente, il ritmo continua ad essere incalzante, ma meno minimale rispetto a Beyer, più techno, acid, old-school, qualche pausa in più il Barone rosso se la concede, ma nel complesso un’esibizione ampiamente soddisfacente.
Nel finale dedico una mezz’oretta ai British Murder Boys (Surgeon e Regis, esponenti storici della techno made in uk), che proseguono nel solco di Dave Clarke, picchiando come dannati, e si succhiano tutte le mie poche energie rimaste, c’è tempo solo per un saltino da Technasia in yellow room in cui il membro francese del famoso duo, si esibiva in un dj set molto carico

See you next year, i love techno!

Qui un bellissimo e lungo video, in cui si vede il sottoscritto in prima fila durante il set di Adam Beyer all' I Love Techno 2007, video che ho scovato in questi ultimi tempi(2015), grazie alla segnalazione di un amico.




Articolo originariamente scritto nel 2007 per Soundzmag, magazine curato dallo staff della sala techno del Red Zone di Perugia

My Red Zone Flyers Collection: ottobre 2000

Ibiza Convention 31 ottobre 2000: ospiti dj Ralf, Coccoluto, John Sà Trinxa, Cirillo e Zappalà

fronte

retro

Sabato 28 ottobre 2000 Sweet Babes: ospiti dj Kenny Carpenter, Cosmo, Spen, Karizma, Cominotto, David B, Bismark, Joy Kitikonti 

Sabato 21 ottobre 2000: party generator


La bellezza della natura in Sudamerica

Un sito molto interessante sui viaggi è Matador Network, volevo segnalare un interessante articolo sui 13 posti in Sudamerica dove la natura la fa da padrone scritto da  Karin-Marijke Vis

1-Argentina: Laguna Brava

2-Brasile: Parco Nazionale di Iguaçu

3-Perù: Tres Cruces

4-Argentina: Desert Diablo

5-Bolivia: Death Road

6-Brasile: Pantanal

7-Argentina: Parco Naturale Ischigualasto

8-Bolivia: Salar de Uyuni

9-Cile: deserto di Atacama

10-Argentina: Perito Moreno

11-Brasile: Parco Nazionale Lençois

12-Argentina: Passo Agua Negra

13-Colombia: Tatacoa

clicca qui per il link all'articolo completo su Matador Network con delle bellissime immagini 

giovedì 26 febbraio 2015

My Red Zone Flyers Collection: novembre 2000

Sabato 18 novembre 2000

fronte
 retro

Sabato 25 novembre 2000: ospiti dj Ralf e David B (Cocoricò)




Red Zone sabato 28 febbraio 2015: dj Eric Duncan (Rub'n Tug)


Info Andrea 3333716363
facebook: andrea pantani

Sonar Barcellona 15-16-17 giugno 2006 (mio reportage)

La terza settimana di giugno è finalmente scoccata l’ora del Sonar, l’interessantissimo festival dedicato alla musica elettronica e alle arti multimediali che si svolge ogni anno a Barcellona, giunto alla sua tredicesima edizione e cresciuto anno dopo anno fino a stabilizzarsi sulle 90000 presenze attuali. 
L’evento si svolge per 3 giorni dalle 12 alle 22 intorno al Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona (CCCB) a due passi dalla Rambla, in pieno centro, e per due notti, dalle 22 alle 7 del mattino, alla Fira Gran Via, dei mega padiglioni fieristici, in periferia, collegati comunque, in occasione del festival, da un servizio bus speciale continuato fra Rambla e fiera, per tutta la notte.
In questi giorni Barcellona è la capitale della musica elettronica perché tutti i numerosi club pullulano di party con i migliori dj del mondo e anche in spiaggia, gratuitamente, è facile imbattersi in artisti di grosso calibro, che suonano in piccoli chiringuiti. 
Un qualcosa in più al Sonar,secondo me,glielo dà anche la città in cui si svolge, che vince il confronto rispetto alle altre capitali del divertimento, essendo più calda e calorosa, quindi più adatta a noi latini, rispetto a Londra e Berlino e più piena di cultura rispetto a Ibiza.

GIORNO 1 (15 GIUGNO)
Arrivato a Barcellona la prima cosa da fare è stata ritirare l’abbonamento per il festival, da acquistare in precedenza con carta di credito al prezzo di 133 €, per evitare il sold-out che c’è tutti gli anni. Effettuata questa operazione, dopo una lunga fila al Palau de la Virrenia, sulla Rambla, ci si può dirigere al Sonar day. 
L’area in cui si svolge è molto grande e divisa in 4 spazi principali: il Sonar Village, quello più esteso, a cielo aperto, dotato di un palco molto grande dove si esibiranno numerose band, il Sonar Dome, la cui pista è coperta da un tendone bianco e dove spesso ci sono interessanti dj-set, il Sonar Complex, ricavato in un ambiente chiuso (MACBA), dove si esibiscono soprattutto artisti giapponesi ed infine l’Escenario Hall, che è buio e sotterraneo, ai piedi del moderno palazzo di tre piani (CCCB), in cui ci sono mostre, installazioni, la sala Redbullhomegroove e la fiera discografica. Da sottolineare anche il contrasto fra queste architetture moderne e le chiese gotiche che circondano il CCCB. 
Dopo aver sentito l’ultima parte del dj-set del tedesco Frank d’Arpino(Combination) a cavallo fra electro e minimal, mi sono addentrato nella fiera editoriale, con numerose riviste dedicate alla musica, molto interesante, tra l’altro, Trax versione spagnola e poi nella fiera discografica, che era formata da 60 stand, con le migliori label e club del mondo che vendevano i loro prodotti (cd,t-shirt,vinili ecc.) e regalavano gadget e flyers pubblicitari sulla loro attività. Oltre ai soliti noti Minus, Cocoon, Kompakt, Traum, Tresor, Bpitch Control, Monegros, c’erano anche tre stand italiani: uno era Piemontegroove, associazione culturale di artisti piemontesi guidata da Giorgio Valletta di Xplosiva che distribuiva un triplo cd con tutte tracce di dj piemontesi, un altro stand era sempre di provenienza torinese con dei ragazzi che si occupano di arte multimediale, e un altro ancora faceva capo a Electronix music network e alla label Defrag Sound Processing, che pubblicizzavano anche i festival Flower e Vulcanology che si svolgeranno a Catania.
Dopo aver fatto incetta di tutto ciò che si poteva prendere e averlo stipato nel provvidenziale zainetto del Monegros, regalatomi all’entrata, torno nell’arena del Sonar Village dove suonano C-mon e Kipsky che però non mi entusiasmano con il loro electro-rock. 
La sera, nonostante un bell’acquazzone all’ora di cena, tornato il sereno, decidiamo di andare alla Terrazza, per il party della Soma Records, nota label scozzese arrivata quasi alla duecentesima release. Il locale è molto caratteristico, all’aperto e situato all’interno del Poble Espanyol, sul Montjuic, una specie di museo che si basa sulla ricostruzione delle vie di una città medievale. Fino alle 2 purtroppo si sente quasi solo la cassa spia, l’acquazzone forse ha fatto qualche danno, poi, quando abbiamo quasi perso le speranze, Alex Smoke attacca il pc, non si sa cosa tocchi e partono finalmente le casse di tutto il locale. Il live di Alex Smoke è abbastanza coinvolgente, ma con numerosi errori tecnici con il programma che usa per mixare, poi tocca a Slam, che fa musica molto ritmata,e potente, tipicamente inglese e a chiudere Silicone Soul con un set electro-tribal-house che non rientra molto nei miei gusti.

GIORNO 2 (16 GIUGNO)
Ripresomi dalla serata precedente si torna al Sonar day, dove m’imbatto nello showcase degli austriaci della Mosz, che però non mi prende più di tanto, quindi mi dirigo al secondo piano del CCCB dove ci sono il Sonar a la carte  e il Sonarmatica, teatro di numerose opere molto strane e particolari e dimostrazioni dedicate all’arte multimediale e in più anche una dettagliatissima mostra di foto e video su Chernobyl, il disastro nucleare avvenuto in Bielorussia negli anni 80: raccapriccianti le immagini dei bambini deformati, nati in quei posti.
Verso le 19 decido di andare verso la Playa de la Mar Bella, dove sono annunciati numerosi party con dj di ottima levatura e infatti così è.
Appena arrivato nel primo bar sulla spiaggia che trovo, detto in spagnolo chiringuito, c’è a suonare il giovane Holden James, che regala sorrisi a tutti, firma autografi e copertine di dischi, e fuma tutto ciò che gli passano, oltre a suonare molto bene: è molto bello ballare la sua musica a cavallo fra techno e melodia al tramonto.
Dopo di lui tocca all’altrettanto giovane svedese Petter, quindi è il turno degli artisti Bpitch Control, prima il biondissimo finlandese Kiki, molto bravo e poi, verso le 22, sale in consolle Ellen Allien, che si diverte e fa divertire con un set electro ma che non disdegna un po’ di melodia. Si fa così la mezzanotte e la prima notte del Sonar ci aspetta.
La Fira Gran Via, dove ha luogo l’evento è diviso in quattro aree per ballare, il Sonar Club che è la sala più grande, il Sonar Park, che sarà dedicato soprattutto ai ritmi più alternativi cioè hip-hop, black music, electro-rock, e le due sale a cielo aperto cioè il SonarLab, dove ci sono anche dei posti a sedere e il SonarPub, la pista a cielo aperto più grande e spettacolare, un po’ distaccata rispetto alle altre tre e nuova rispetto all’anno precedente. 
Le Chuc feat. Nile Rodgers
I primi artisti che trovo a performare sono le Chic feat.Nile Rodgers,quelli della famosa hit “Le freak”del 1978,che ci riportano alle radici della musica da ballo,cioè la disco.

Dopo di loro c’è il live del talentuoso Jimmy Edgar(Warp),che fa uscire dalle sue macchine ritmi a volte electro, a volte drum’n bass, un genere tutto suo, un po’ inclassificabile, in più canta anche, personaggio strano con le unghie laccate di nero e un pupazzo che raffigura un corvo nero che si tiene sopra la consolle. 
Jeff Mills
Finito questo live,si apre il sipario e, senza neanche una pausa, da dietro spunta Jeff Mills, già pronto con tutto il suo armamentario a bombardare il Sonar di techno-detroit e a condire il tutto con i suoi  proverbiali numeri al mixer suonando a tre piatti, a volte credo che mixi anche le immagini proiettate come visual con il div-jx. 
Grande momento, ormai un classico del Sonar, quando lui mette la sua traccia simbolo”the Bells”e poi il rmx techno di “Innercity-Good Life”e durante queste tracce ogni tanto ferma il disco, si accendono le luci e poi lo fa ripartire in maniera devastante.

Herbert durante il suo live
Quindi me ne vado a finire la serata nella pista all’aperto, dove suona il geniaccio Herbert con la sua band e alcune voci nere al microfono, lui molto eccentrico con un lungo soprabito e un asciugamano arancione al collo, la sua performance ha un po’ di venature pop come il suo ultimo album.
Si ricomincia a ballare con Sasha che si presenta con l’immancabile camicetta bianca e manda in delirio soprattutto i numerosissimi sudditi di sua Maestà cioè gli inglesi fino all’alba, con la sua cassa sostenuta e melodia da viaggio, da notare perfetto il mixaggio. 
Un saltino da Satoshi Tomiie che, suonando dopo Jeff Mills, bussava più del solito e da Kenny Dope Gonzales(MAW), che ha fatto un set esclusivamente hip-hop e poi via in albergo a riposarsi.

GIORNO 3 (17 GIUGNO)
Retina live
Il terzo giorno, sabato,è la giornata degli italiani (Retina, Pigna People e Italia-USA, per i mondiali di calcio), finalmente un po’ di Belpaese! Ma andiamo con ordine. 
Al Sonar day, nel pomeriggio, sotto il tendone del SonarDome, si esibisce il duo napoletano dei Retina, durante lo showcase della label americana Hefty Records. Il loro live dura circa 40 minuti e consiste in suoni minimali molto ricercati più da ascoltare che da ballare, comunque molto graditi all’attento pubblico del Sonar che li omaggia, alla fine della loro esibizione, con un grande applauso.
Poi quattro salti nella sala RedBullHomegroove, al secondo piano del CCCB, molto carina e accogliente, dotata di comodi divanetti imbottiti e lettini su cui rilassarsi, situati in mezzo alla pista, in cui si ballano le sonorità di numerosi giovani e bravi dj di tutto il mondo, che hanno vinto le selezioni RedBullHomegroove, in questo caso sono la tedesca Judith Reiss e il messicano Merodio a farci divertire. 

Goldfrapp live
Dopo Italia-Usa 1-1, vista in una bettola nel cuore di Barcellona insieme agli amici romani, ci andiamo a consolare al Sonar night. 
Un rapido ascolto della band inglese degli Hotchip, electro-rock, e dell’altra band inglese dei Goldfrapp, bravissima e molto carina la cantante Alison, e si comincia a fare sul serio con Isolèe(Playhouse), che suona live una minimale un pò mentale, ma che fa muovere tutti.
Quindi nel SonarLab giunge il momento degli italianissimi, romani, Pigna People, ovvero Marco Passarani, Francisco e Mario Pierro, che eseguono un live set di musica elettronica a tratti techno con richiami alla disco che rendono piacevole e allegra oltre che energica la loro esibizione. 
Audion aka Matthew Dear live
Ci godiamo un po’ del live di Audion aka Mathew Dear, che mi piace sempre più, musica minimale, ipnotica, scura, malata e quindi assistiamo allo show di Miss Kittin nell’arena principale, sempre più sulle orme di Sven Vath, dato che salta e balla da una parte all’altra del palco, oltre che mettere dischi, tra cui Popper di Cristopher Just.
Richie Hawtin e Ricardo Villalobos 



Per il gran finale ci spostiamo nel SonarPub, la pista grande all’aperto, dove sta finendo di suonare Ryan Elliot(Spectral), che non mi è dispiaciuto, ma l’attesa è tutto per il back to back di Richie Hawtin vs Ricardo Villalobos, infatti quando cominciano a suonare la grande arena strabocca di gente, una muraglia umana, loro suonano il loro genere, minimal-techno, sganciando numerosi dischi bomba di difficile individuazione, e si va avanti fino all’alba senza fermarsi mai, un’alba me-mo-ra-bi-le e molto divertente, uno dei pochi dischi che ho individuato è stato Ame-Rej, messo mentre stavo abbandonando la contesa.




                                                    GIORNO 4 (18 GIUGNO)
Il Sonar è finito, ma la voglia di party sicuramente no, quindi la domenica ci si sposta in spiaggia, dato che sono previste grandi cose alla Playa de la mar bella. 
Qui ci sono tre chiringuiti, uno a 200 m dall’altro: su uno c’è il party Minus, su quello di mezzo Get Physical e sull’altro, party Kompakt, il risultato di ciò sono 500 m di spiaggia impraticabili. pieni di giovani festanti per tutto il pomeriggio e la sera; atmosfera molto bella ed emozionante.
Io sono stato principalmente al chiringuito Minus, in cui hanno suonato per più di 3 ore Mathew Dear e Troy Pierce, un disco a testa, quindi Miss Kittin, molto electro-clash, che ha anche cantato e quindi la bella biondona Jo Jo de Freq from London e c’erano anche Richie Hawtin e Ellen Allien a scambiare battute e farsi fotografare con tutti; il bello di questi party è che non esiste distacco fra pubblico e dj. 
Quindi un saltino da Michael Mayer(Kompakt), che stava facendo un dj-set coi fiocchi nell’altro chiringuito e via al Raum dove era prevista la serata Wagon Repair, la label di Mathew Jonson. Il club si trova nei pressi di placa Catalunya,ed è su due piani, soffitto basso, buio pesto, impianto buono, l’ideale per la musica del canadese Mike Shannon e del cileno Pier Bucci, che ho conosciuto, autori di due live-set minimal che non hanno dato un attimo di respiro alla pista, poi a condurci alla fine di questo intensa notte spagnola ci ha pensato Mathew Jonson.


Il Sonar,secondo me è il miglior festival del mondo dedicato all’elettronica perché il più completo abbracciando tutte le sfaccettature di questo genere musicale e le influenze che ha su altri generi come l’hip-hop, il rock, la musica giapponese, la black music, la disco. 
In più permette ai ravers di acculturarsi un po’ a livello musicale e a chi si dedica di solito più all’ascolto di musica elettronica che al ballo nei club, di vivere l’atmosfera di un vero rave-festival.
È un importante luogo d’incontro e scambio di idee per tutti gli addetti ai lavori e anche gli stessi artisti sono portati a sperimentare di più perché sanno di poter contare su una platea preparata musicalmente.Ola!

Articolo apparso originariamente su Soundzmag, magazine curato dallo staff della sala techno del Red Zone Club

mercoledì 25 febbraio 2015

Mia intervista a Legowelt (31 ottobre 2006)

Dopo essersi reso protagonista di una splendida esibizione prima in live e poi in dj set al recente party Sweet Babes svoltosi lo scorso 31 Ottobre 2006 al Red Zone di Perugia, facendo saltare la sala Soundz con un turbine di suoni a cavallo fra electro, acid e techno, l’artista olandese di Den Haag,  Danny Wolfers in arte Legowelt ha rilasciato anche un’intervista in esclusiva per Soundzmag in modo da farsi conoscere meglio dai suoi numerosi fans italiani come artista e come persona.
L’olandese, famoso per le sue releases su Clone, Bunker e Creme Organization e per la hit su Cocoon, Discorout, disco dell’anno nel 2002 per l’autorevole rivista tedesca Groove, è stato molto disponibile e simpatico e lo ringraziamo per questo, ed anche il suo live è stato veramente degno di un grande artista.



Ciao Danny, parlaci dei tuoi inizi e dei tuoi primi contatti con la musica elettronica
“Naturalmente i soliti Kraftwerk ed in seguito gli Underground Resistance di Detroit sono stati i veri fautori della mia passione per la musica elettronica”

Perché il nome Legowelt?
“Perché io gioco con la musica come voi potete fare con i piccoli cubetti della Lego…..costruendo i miei propri mondi con la musica invece che con i cubetti della Lego…..”

Che cosa conosci dell’attuale scena italiana a livello di club, artisti o labels?
“Conosco Marco Passarani ed Alexander Robotnick, questo è ciò che conosco dell’attuale scena dance italiana”

Che cosa pensi dell’italo-disco?
“Un grande stile che è stato molto importante, è stato uno dei primi stili di musica elettronica indipendente che siano esistiti, ad aver commercializzato se stesso sufficientemente….delle grandi tracce sono state realizzate negli anni passati!!!”

Qual è il paese in cui ti sei divertito di più a suonare e che ricordi con più piacere?
“ultimamente Minneapolis, USA, la città di Prince…anche le date in Irlanda sono sempre grandi, così come in Scandinavia e a Malta….sono comunque molti i posti in cui mi sono trovato bene”

Parlaci del tuo live set e di che cosa usi per le tue bellissime produzioni
“il mio live set è improvvisato, io uso sequencers hardware, drummachines, piccoli sintetizzatori ed alcuni processori con effetti. Non ci sono computer portatili e molte macchine sono sincronizzate a mano, niente Midi. Io ho molte macchine tra cui scegliere quelle da portare con me, la maggior parte delle volte la scelta ricade sulla Yamaha RM1X (il miglior sequencer hardware mai prodotto!), una Roland TR707 e una Boss DR660 come drummachine, dei campionatori Korg e dei pedali Boss.”

Perché per il tuo album Astro Cat Disco hai scelto il formato mp3?
“è stata un’idea della casa produttrice, è solo un test, queste tracce sono vecchie, molte di queste non sono mai uscite….forse loro vogliono vedere come va questo formato, io comunque sono sicuro che quest’opera sarà presto su vinile.”

Hai altre passioni o hobby oltre la musica?
“Colleziono e costruisco modellini di aeroplani e m’interesso di ogni cosa che abbia a che fare con l’aviazione, l’astronomia, il geofiction, e seguo i film italiani del festival di Gallio(Vicenza)”

Come passi una tua giornata tipo in Olanda nel paese in cui vivi?
“ dopo una buona colazione vado allo studio e faccio delle tracce, lavoro su alcune idee in ufficio, bevo molti caffè e torno a casa la sera, cucino, faccio alcuni lavori in ambito musicale e quindi mi guardo alcuni episodi di Star Trek The Next Generation.”

Parlaci della tua data al party Sweet Babes al Red Zone Club di Perugia e saluta i tuoi fans italiani
“sì, è stato un party molto bello e particolare,il pubblico italiano è stato veramente caloroso. i miei migliori saluti, Danny”

Intervista pubblicata originariamente per Soundzmag, magazine dedicato alla musica elettronica, curato dallo staff della sala techno del Red Zone


My Red Zone Flyers Collection: dicembre 2000

 Sabato 23 dicembre e lunedì 25 (Dajaè live)

Sabato 16 dicembre 2000: ospiti Ricky Montanari e Flavio Vecchi

Sabato 9 dicembre 2000: undicesimo compleanno Red Zone



Loveparade Berlino 15 luglio 2006: The Love is back (mio reportage)

Il 15 Luglio è tornata la regina delle parade ovvero la Loveparade di Berlino, dopo due anni di assenza ed è stato molto bello esserne parte, insieme a circa 1.200.000 persone festanti. La parata dei carri si è svolta come di consueto lungo Strasse de 17 juni, uno stradone che parte dalla porta di Brandeburgo,  nel pieno centro di Berlino, dove una volta passava il muro, ed è intervallato a metà da una piazza sovrastata da un obelisco molto alto, chiamato Colonna della Vittoria, sotto il quale, dalle 18 alle 23, si sono alternati sulle due consolle numerosi dj internazionali, ognuno per 20 minuti, a completare lo scenario tutt’intorno sorge un immenso parco il Tiergarten, cuore verde di Berlino, con numerosi laghetti.


I carri partecipanti erano 40 in rappresentanza di quasi tutto il mondo, un tema caro all’organizzazione di quest’anno, come sta a dimostrare il titolo dell’inno di questa edizione, “united states of love” prodotto da Westbam. Infatti c’erano carri provenienti da Cina, Singapore, India, Cile,  Canada, Polonia, Finlandia, paesi Baltici, i carri dello Space e del Privilege di Ibiza, del Cavo Paradiso di Mykonos, oltre ai grandi club tedeschi come U60311 di Francoforte, Airport di Wurzburg, Butan di Wuppertal, Ostfunk di Berlino: c’erano anche carri in rappresentanza di label come Trenton, Great Stuff, Ministry of Sound, Vandit. I generi musicali suonati sui carri erano principalmente techno, trance, electro, minimal, house e  schranz: i carri che ho seguito di più per l’ottima musica proposta, secondo i miei gusti, sono stati quello della Trenton Records dove suonavano Stewart Walker, i 3 Channels e Touane e quello cileno dove c’erano Neumann, Dinky e Vivanco. 

C’erano anche in fondo al percorso della Loveparade una decina di stage fissi in cui si suonava principalmente minimal di stampo tedesco ognuno dedicato a label come Mobilèe, Mo’s ferry production, Moon Harbour o club come Harry Klein di Monaco: in uno di questi stage ho potuto apprezzare anche un bel set techno del dj tedesco Thomas p Heckmann. Sempre in questa zona si trovava anche un live stage dove ho ascoltato l’ottima esibizione dei francesi Noze con la loro electro-minimal molto allegra. 

Alle 18 le migliaia di persone partecipanti all’evento si sono riuniti nella piazza per la parte finale della Loveparade, sotto l’obelisco, in uno sventolio di bandiere di tutte le nazioni(anche tante italiane) e in una gara a chi si arrampicava più in alto fra semafori e lampioni. Qui si è cominciato con un tributo al dj Marc Spoon, recentemente scomparso, con un cantante che ha intonato una canzone accompagnato da Jam del duo Jam & Spoon, poi hanno cominciato ad alternarsi i dj nelle due consolle che si davano il cambio ogni 20 minuti mentre intorno continuavano a passare i carri.

dj Lucca
La prima a suonare è stata Miss Yetti,con un set electro-techno, quindi si è passati alla schranz con Felix Krocher, per poi tornare alla techno con la bellissima dj Lucca della Rep.Ceca, poi è stata la volta del brasiliano di colore dj Murphy, molto simile a Rush, che ha suonato hard-techno mostrando le proprie capacità tecniche con numerosi virtuosismi al mixer e scratch. Si è poi tornati a ritmi più tranquilli con l’inglese Ewan Pearson che ha cominciato il set con l’ormai classico Fairmont-Gazebo, e più minimal con il turco Onur Ozer e Anja Schneider, label-manager della Mobilèe. A salire in consolle poi è stato Tom Novy, tedesco resident dello Space di Ibiza, che ha fatto un set un po’ commerciale, riscattandosi però nel finale mettendo Faithless-Insomnia regalando così un momento molto emozionante a tutta la piazza ed a ruota i Tiefschwarz che hanno suonato un' elettronica molto spinta. 

Arriva poi il momento della trance con l’acclamatissimo Tiesto che aveva anche un carro tutto suo, e poi. in coppia, eccezionalmente per 40 minuti i cileni Ricardo Villalobos e Luciano, con il loro marchio di fabbrica minimal latino. La chiusura è stata poi affidata a due idoli locali cioè Westbam, techno-trance, e il signore della trance, il berlinese Paul Van Dyk, in maniche di camicia, che ha messo un altro classicone da far cantare alla folla come Alter Ego-Rocker e quindi gran finale in un trionfo di luci che squarciavano la notte berlinese con l’inno “united states of love” cantato dal vivo su uno dei palchi. 

Berghain-Panoramabar
Dopo esserci riguardati in appartamento gran parte della Loveparade sulla tv tedesca Viva per l’after-Loveparade abbiamo optato per il Berghain-Panorama Bar. Il club si trova nella Berlino Est ed è un casermone su due piani con qualche finestra qua e là: arriviamo alle 3:30 e c’è da fare ancora circa mezz’ora di fila per entrare, l’entrata costa poco, 10€, dentro il club il buio regna sovrano, la clientela è molto trasgressiva, al primo piano c’è la pista del Berghain, buia e squarciata da un laser verde, il soffitto è molto alto ma l’impianto è uno dei migliori sound-system che abbia mai sentito, con dei bassi che fanno tremare, qui a suonare è Aril Brikha(live) che suona una techno-detroit che non dà tregua, poi tocca al resident Marcel Dettmann, bravissimo a dir poco, capace di sfruttare l’impianto a dovere alternando pezzi techno e minimal, nuovi o vecchi come Green Velvet-Flash. Ai lati della pista c’è una scalinata  che porta al secondo piano dove c’è il Panorama bar altro ambiente molto scuro circondato da finestre le cui tapparelle venivano ogni tanto aperte per qualche secondo simultaneamente per far filtrare la luce del sole ormai alto, creando una bella atmosfera, qui ad esibirsi erano i Noze(live). 
Dopo circa 3 ore la stanchezza della Loveparade si fa sentire e abbandoniamo a malincuore il club dato che avrebbe chiuso alle 3 del pomeriggio e in seguito avrebbero suonato tra gli altri Dinky, Onur Ozer e Ben Klock, come si evinceva dalle line up attaccate ai lati delle consolle: da notare che ogni dj avrebbe suonato 3 ore. 

Gli altri giorni di permanenza a Berlino sono stati dedicati ai negozi di dischi tra cui vi consiglio lo storico Hardwax (Paul Linck Ufer 44a, fermata della metro Kottbusser Tor) di Moritz von Oswald aka Basic Channel, molto specializzato oltre che in vinili techno e minimal anche in dub e reggae, ed il fornitissimo Space Hall(Zossenerstrasse 33, fermata Gneisenaustrasse), che oltre ai vinili conta anche un assortimento di cd vecchi e nuovi impressionante. 
Altri locali carini in cui siamo stati sono il Bar25 sulle sponde del fiume che bagna Berlino e il Kubik, posto molto particolare, tirato su in mezzo ad un campo fra i palazzoni della berlino est, a cielo aperto, con le pareti che erano costituite da grosse taniche a forma di cubo una sopra l’altra, contenenti luci verdi fosforescenti che si accendevano a intermittenza creando un bell’effetto: a suonare era Daniel Bell.
Parlando della città, Berlino è molto bella da vedere, si respira aria di storia in questa capitale e i suoi giganteschi simboli, come la torre della televisione, la colonna della vittoria e la porta di Brandeburgo sono veramente affascinanti.

Articolo scritto originariamente per la rubrica Ritorno al Futuro contenuta su Soundzmag, magazine dedicato alla musica elettronica curato dallo staff della sala techno del Red Zone Club


My Red Zone Flyers Collection: marzo 2001

Sabato 3 Marzo 2001: ospite dj Ralf

Sabato 17 marzo 2001: She's crazy? (era il periodo della Mucca pazza)


Clubbing reportage: The underground sound of London (maggio 2006)


Il primo weekend di Maggio mi sono recato a Londra,la capitale inglese, dove la club culture è uno stile di vita per molti.Era la terza volta che andavo ed ho trovato come sempre un ambiente aperto alle nuove tendenze della musica da club e reso ancor più stimolante dalla multietnicità della gente che ti permette di far conoscenza con ragazzi e ragazze di culture diverse ma tutti uniti dall’amore per la musica.
dj Francesco Poggi ed io a Londra
Il mio viaggio nella notte londinese,in compagnia del mio amico dj Francesco Poggi che vive e lavora a Londra da ormai 2 anni,è cominciato venerdì 5 Maggio sorseggiando una birra comodamente seduti in poltrona,con sottofondo di musica electro-minimal sparata dal dj già alle ore 20, al disco-bar 1001,uno dei tanti locali della zona di Old street nella parte centro-est di Londra, dove pullulano questi posti che sono bar durante il giorno e si trasformano in veri e propri club dove si va per ballare la notte e a volte anche la mattina per gli after-hour, soprattutto il venerdì, sabato e domenica, con piste spesso buie e sotterranee e impianti di tutto rispetto.Questo tipo di club sono i più apprezzatti dai londinesi doc, che sono nati a Londra o vi si sono trasferiti dall’estero da un po’, che li preferiscono alle mega-discoteche, tipo Fabric, The End ecc. ritenute troppo piene di turisti nonostante le line up di tutto rispetto.La seconda tappa è stata il T Bar, sempre nella stessa zona, dove si entrava gratis e già dalle 23 si ballava alla grande, la serata era Ditched Disco con i dj Bones e Ramsey, che hanno fatto divertire tutti con musica electro e minimal aiutati anche dall’ottimo impianto del T Bar. Il sabato sera, dopo una veloce pinta di birra in un pub di quelli classici nella zona di Angel, e una festa privata a casa di amici molto ben frequentata con musica, neanche a dirlo, elettronica, ci si reca nuovamente al T Bar che alle h 24 è già strapieno, i dj sono Touchè e Boy 8 Bit(Bodyclap) e l’atmosfera è splendida e carichissima.
Poco dopo le 2 lasciamo il T Bar molto soddisfatti e dopo una puntatina al Cosmobar altro disco-bar molto carino gestito da ragazzi italiani, ci rechiamo al Fabric, uno dei migliori club al mondo, secondo me. Entriamo alle 3:30 e mi sento l’ultima ora del resident Craig Richards nella sala 2, che sta buttando giù i muri della sala con la potenza della sua musica minimal-techno, dopo di lui sarà la volta del francese Ivan Smagghe, dalle 4:30 alla chiusura, che completerà l’opera di”demolizione” con dischi electro,acid e techno, in più in questa sala c’è un laser verde comandato con maestria che t’ipnotizza, ti prende e ti porta via. Nella sala 1 mi sono sentito un po’ del live dei Greenskeepers che suonavano come una  band, ma nn mi sono piaciuti molto e poi dj Heather from Chicago che ha firmato anche un cd del Fabric l’anno scorso e che ha messo una deep-house, speed-garage, con inserti vocali ed un ritmo molto veloce, questa è un’house che mi piace.
La domenica comincia con  l’after-tea Retox che si svolge tutte le domeniche sempre nella zona di Old street: ad un certo punto c’è una piazzetta con ad un angolo una porticina senza insegne, entri, scendi qualche scalino e benvenuti all’inferno, gran folla, molto variopinta, gran caldo, noi andiamo alle 19 ma il boom di gente comincia alle 21fino alle 23, orario di chiusura, in questo caso l’impianto lascia un po’ a desiderare ma il dj è molto bravo alternando electro, breaks e minimal.
Verso le 24 andiamo al Sosho un altro disco bar su 2 piani molto bello, in questo caso si paga anche 8 sterline. Il club è pieno di ragazze bellissime e scatenate, la musica indovinate un po’? electro e minimal. Molto particolare è il piano sotterraneo dove si balla sempre musica da paura in un salottino molto chic con la moquette rossa per  terra, tavolini bassi da salotto subito presi d’assalto dai clubber che vi si arrampicano su.
E per finire in bellezza, naturalmente, verso le 3:30 andiamo al  The End uno dei club più famosi di Londra nella zona di Tottenham, dove la prima domenica di ogni mese si svolge la serata Clandestino con la dj resident Miss Jools, in questo caso consolle tutta al femminile dato che la dj ospite è Dinky, dj cilena dai capelli rossi, brava e carina, spesso ospite anche alle serate Cocoon e Circoloco. La ragazza suona alla grande mettendo diversi dischi che mi piacciono tra cui Matt John-The rising scope, Raudive-Turn it off e un rmx del suo disco su Cocoon, Acid in my fridge. Tra la folla in visibilio, scatenato a ballare, m’imbatto anche in Mr.C, noto dj internazionale e una delle colonne portanti del The End.
In questi giorni ho notato spesso dei dj che dopo aver suonato si scatenavano in mezzo alla folla, dimostrando di essere clubber quanto chi balla la loro musica, cosa che in Italia dove l’apparenza la fa da padrone non accade quasi mai e il divismo di certi personaggi è a volte eccessivo a mio parere. In conclusione devo dire che l’ondata electro-minimal che ha colpito l’Europa non ha certo tralasciato Londra, non so se si tratta di moda oppure i dischi che escono su questo genere attualmente sono veramente belli e coinvolgenti: io per quel che mi riguarda propendo per la seconda ipotesi.

See ya London,a presto!   

Articolo originariamente scritto per Soundzmag, magazine dedicato alla musica elettronica curato dallo staff della sala techno del Red Zone

My Red Zone Flyers Collection 2000-01

Flyer generico anno 2000


Flyer generico sala techno anno 2001:staff Technophone Family e Hi Tech Robotz


I Love Techno Gand 21 ottobre 2006:il mio reportage

Come ogni anno in autunno è giunto il momento dell’”I love techno”,  il mega-rave festival che viene ospitato dal flanders expo, grande spazio al coperto situato nella tranquilla cittadina belga di Gand, a circa 50 km dalla capitale Bruxelles.
Questa città per un giorno all’anno diventa la capitale della techno mondiale, venendo invasa da circa 40000 giovani, chiassosi e colorati, molti con i vessilli del paese di provenienza riguardanti club, eventi, o anche simboli sportivi, i quali vengono da ogni parte d’europa a condividere emozioni e a ballare al ritmo degli artisti più quotati del globo per questo genere musicale, tutti uniti dalla passione per la techno.

Tra questi giovani il 21 ottobre scorso c’eravamo anche noi per il terzo anno consecutivo, dopo un lungo viaggio dall’Italia a Charleroi e quindi a Gand attraverso la bella capitale Bruxelles e immense distese di prati popolati di mulini a vento e mucche, paesaggio tipico di questo paese.
L’organizzazione belga è come al solito perfetta, a partire dal trenino gratuito che ci porta dalla stazione di Gand al Flanders expo, passando per l’ottima canalizzazione delle file al momento dell’entrata, e, per finire, altra nota di merito per la distribuzione di acqua gratis all’interno del luogo che ospita l’evento, per molti provvidenziale.
Il Flanders expo è formato da un’immensa area centrale con ai lati le 6 arene, tre per lato, di cui una chill-out, ognuna contrassegnata da un colore, mentre in cima e in fondo alla sala ci sono,  rispettivamente, l’area merchandising ed il punto ristoro, dove si può anche mangiare:infatti l’evento durerà a lungo, dalle 19 alle 6 del mattino.
La line up di questa undicesima edizione è inferiore rispetto agli anni precedenti come quantità di nomi, ma la qualità c’è eccome, ed il pubblico alla fine risponderà bene all’appello: quest’anno,da quello che ho potuto notare c’erano tanti italiani e me ne rallegro, tantissimi spagnoli e olandesi, abbastanza numerosi gli inglesi e gli irlandesi, oltre naturalmente ai belgi padroni di casa.
Ad aprire le danze ci pensa dr.lektroluv nella yellow room, uno strano personaggio, che suona con una maschera verde, occhiali da sole, papillon, e una cuffia che sembra la cornetta di un telefono, ed apre con un’elettronica molto allegra e divertente, ideale per iniziare, in particolare del suo set mi colpisce il pezzo di Alex Gopher-motorcycle, che fa il suo bell’effetto in pista: dietro questo travestimento infatti si nasconde uno dei migliori artisti belgi, proprietario e direttore di numerose label del suo paese.

dj Shinedoe
A seguire ci spostiamo nella red room, dove a menare le danze è la dj olandese di colore, con i capelli rasta, Shinedoe, ottima producer, che fa un set minimal dark ed ipnotico in costante ascesa nei bpm, che mi è piaciuto molto.
Poi un salto da Deetron nella blue room, che non mi è piaciuto molto, troppe pause nel suo set ed un altro salto, nella orange room, dove a suonare è Boys Noize, che fa un’elettronica dai suoni molto distorti, un po’ facilotta per i miei gusti, e si comincia a fare sul serio con l’olandese Joris Voorn nella red room che ci fa viaggiare alla grande con dischi come tadeo-granate granata,cobblestone jazz-india in me ed il suo many reasons.
Una delle attrazioni della serata è il back to back di 7 ore fra Laurent Garnier e Carl Craig, e i due non hanno deluso le attese, ribaltando più volte la blue room, ed ipnotizzandola, aiutati anche dai tre potentissimi laser verdi installati in questa sala, per poi farla esplodere con ripartente mozzafiato.
io ho ascoltato la prima ora e mezzo del loro set in cui hanno suonato una techno old-school, bellissima, inframezzata da alcune hit recenti, come audion-mouth to mouth e petter-some polyphony, poi sono tornato l’ultima ora in cui si erano dati al remember con french kiss, age of love e you make me feel.
in conclusione il set più emozionante della serata, tra passato,presente e futuro della musica techno in particolare e dance in generale, con un Garnier che si è divertito alla grande incitando continuamente la folla, ballando e saltando in consolle ed un Carl Craig più tranquillo:i due tra l’altro faranno uscire prossimamente un cd mixato da loro dal titolo Kings of techno.
C’è anche la sala hard-techno, la green room, in cui ho avuto occasione di ascoltare  l’ultimo disco acid-techno della bionda Miss Djax, ed è poi salito in consolle l’ astro nascente della techno dell’est europa, il dj di Belgrado,Marko Nastic, forse il nuovo Umek, che ha fatto una techno molto spinta e carica di groove, lui molto freddo in consolle, con gli occhi fissi sul mixer ed un cappellino vintage in testa, mentre sotto i fans si scatenavano e qualcuno cercava anche di arrampicarsi sulla ripida consolle per riuscire almeno a stringergli la mano.
Oltre a lui in questa sala ho ballato anche la musica dello sloveno Valentino Kanzyani, anch’egli ci va giù pesante, soprattutto nella seconda ora del set, mentre nella prima parte mette diverse hit come Marc Houle-bay of figs o Microfunk-pecan, comunque opportunamente modificate e velocizzate, lui in consolle è molto preso ed incita il pubblico molto spesso.
Kraftwerk live
Nella yellow room c’erano gli headliners di questa edizione cioè i Kraftwerk, i pionieri della musica elettronica: io ho assistito all’ultima mezz’ora del loro spettacolo, dato che prima non si poteva entrare causa pienone.
L’esibizione è stata di grande qualità, con questi quattro signori di mezz’età vestiti con un body nero coperto da una rete giallo fosforescente, che li faceva risaltare nel buio della sala, in piedi con davanti i propri strumenti e dietro dei video ad hoc, per ogni pezzo suonato,fatti molto bene, e a fine concerto se ne sono andati via uno alla volta sulle note di “music non stop”, con tanto di inchino verso la folla e si è chiuso il sipario.
Dopo di loro c’è stato il set molto viaggioso di James holden, in un passaggio di testimone fra i pionieri dell’elettronica e uno dei prodotti più freschi ed innovativi dell’elettronica attuale, come l’artista inglese della Border Community.
Nella red room c’è stato un live devastante del duo Technasia, che ha fatto tremare le pareti della sala, dotata del miglior impianto rispetto alle altre, facendo fare il pienone a questa arena e la sauna al sottoscritto(fortuna l’acqua gratis): i due hanno suonato quasi tutti i loro pezzi vecchi e recenti, momento che ricorderò a lungo quando hanno messo Acid storm e la pista è esplosa.
Dopo di loro Dave Clarke, ormai resident dell’”I love techno”, ha completato l’opera di demolizione, partendo con una lunghissima versione di Relevee remixata da Carl Craig, per poi esplodere con la sua techno contrassegnata da bassi taglienti e profondi, e numeri al mixer, degni del grande dj che è: un mostro!
Quindi dopo circa 12 ore di techno-party ritorno a casa fra treni ed aeroporti, popolati di giovani che si stendevano un po’ ovunque: un evento massacrante, ma che sicuramente ha lasciato tutti i presenti soddisfatti per la musica, l’atmosfera, in particolare i tanti che hanno fatto fior di km per amore di questa musica, me compreso naturalmente.

I LOVE TECHNO!!!

Articolo da me scritto originariamente nel 2006 per Soundzmag, magazine curato dallo staff della sala techno del Red Zone Club 

My Red Zone Flyers Collection:Capodanno e 6 Gennaio 2001

Ospiti in sala techno dj Vortex(UK),il principe Bismark e Cominotto


dj Tony Humphries fu impossibilitato a venire a Capodanno perchè il maltempo impedì all'aereo di partire da New York ed allora fu ospite il 6 Gennaio